Chi si perde paga. In montagna d’ora in poi c’è il ticket per i soccorsi

Se un escursionista, alpinista o sciatore si perde per inesperienza o sbadataggine e viene recuperato dal soccorso alpino deve pagare la “chiamata”? Non succede così in tutte le regioni d’Italia, e anche quando c’è la legge regionale che obbliga di aprire il portafogli per soccorsi non sanitari spesso i volontari non si fanno pagare. Ma la pacchia dovrebbe essere finita, visti anche i tagli ai trasferimenti di fondi dallo stato agli enti locali.

Fino ad ora nel 2013 in Abruzzo gli interventi del soccorso alpino e speleologico sono aumentati, ma le “parcelle” dei soccorsi non sono ancora salite, proprio perché i volontari, seppur addestrati in modo professionale, spesso non chiedono nulla alla persona che se l’è appena vista brutta, magari in un crepaccio o sepolta dalla neve.

Delle 115 persone salvate, sei sono state recuperate sulle piste da sci. Due operazioni si sono svolte per soccorrere persone travolte da valanghe. Una quindicina di persone invece aveva solo perso l’orientamento e si era persa. E proprio a queste persone sprovvedute che i soccorritori dovrebbero chiedere il pagamento dell’intervento, specie se si utilizzano tanti uomini e mezzi come gli elicotteri.

Nonostante l’aumento di un terzo degli interventi la spinosa questione del “ticket” sembrerebbe ancora irrisolta, o almeno controversa da regione a regione, a discrezione della squadra o delle regole locali.

Il soccorso non sanitario a pagamento vige in Trentino Alto Adige, Veneto, Abruzzo e Valle d’Aosta, ma spesso non è applicata. Si utilizzano solo i fondi regionali e molte volte sono gli stessi volontari ad accollarsi le spese per i corsi di aggiornamento o per l’equipaggiamento.

Ma sono troppi gli escursionisti che non conoscono la montagna e che si avventurano a loro rischio e pericolo nei boschi o trasformano la loro settimana bianca in un incubo per disattenzioni o imprudenze. Pensate che un elicottero del 118 quando si alza in volo con il suo carico di professionalità  e tecnologia costa 120 euro al minuto. E’ solo uno dei costi vivi che le squadre di soccorsi e le guide alpine devono sostenere per garantire il servizio. E’ una “macchina” organizzativa imponente ed utilissima, per questo ha un costo elevato. In una situazione di soccorso possono certo intervenire i carabinieri, il 118, i vigili del fuoco, a secondo della gravità o della situazione.

D’ora in poi in alcuni casi si utilizzerà il metro di giudizio come al pronto soccorso: in base all’intervento si tenterà di applicare il codice bianco o nero, sperando che in questo modo qualche sprovveduto ci pensi due volte prima di avventurarsi fuori pista.

Foto Amici Gran Paradiso