Grolla o bombardino, cosa si beve tra le nevi per scaldarsi

grolla amicizia

Pare che il primo ad aver assaggiato il cocktail di liquore all’uovo con panna abbia esclamato: “Accidenti  (sull’interiezione poco montana non garantiamo) è una bombarda!”. Ecco perché la bevanda più tipica per gli sciatori si chiama “bombardino”. Che sia questa la sua vera storia o solo un racconto per far sorridere gli avventori in cerca di qualcosa di caldo non importa: la “bomba” funziona e scalda per bene. Nato, pare, tra le montagne di Livigno, il bombardino è stato sdoganato un po’ ovunque tra le Alpi, e rappresenta un must per gli sciatori che reggono bene l’alcol. Non sarà molto chic, decisamente per stomaci forti e rudi, del bombardino ci sono tante varianti, correzioni o aggiustamenti, fino alla versione fredda.

A parte la gialla bevanda ultracalorica e calorifica che cosa si beve nelle baite quando fuori nevica? Gli astemi potranno consolarsi con tante cioccolate calde, con panna o senza, magari aromatizzate con gusti non propriamente alpini (arancia). Ma anche chi non regge l’alcol deve arrendersi all’evidenza delle tradizioni secolari: in montagna ci si scalda se i gradi della bevanda salgono, e di molto.

Prendete la coppa dell’amicizia della Valle d’Aosta, la tipica scodella coperta con i beccucci che erroneamente viene chiamata grolla (stessa foggia, ma più alta e stretta, come una caffettiera). Il contenitore di legno passato tra i commensali è riempito solitamente con il caffé alla valdostana, una versione corretta, neanche a dirlo, con grappe e liquori alle erbe. Con tanto liquore e poco caffè. La preparazione è semplice: caffè non troppo ristretto, stessa quantità di grappa, mezza dose di liquore al ginepro (il genepì). Il tutto può essere aromatizzato con una scorza di limone o di arancia (addirittura c’è chi aggiunge del punch all’arancia invece o in aggiunta del genepì), chiodi di garofano. Si beve caldo dai beccucci dopo averla “accesa”.

Bevande simili – ma senza caffè – ce ne sono tante. Dal classico  vin brulè che si beve a bicchieroni in ogni Mercatino di Natale, ai vari punch con erbe aromatiche: alcol (variante al rum), acqua, zucchero, scorza di limone, mandarino o arancia. Da servire bollente.

Lo Jager Tee, il cosiddetto The del cacciatore è una bevanda fatta di the nero, obstler (una particolare grappa alla frutta), rum a piacere e aromatizzato con erbe di montagna. È una bevanda tipica dei paesi di area tedesca, molto semplice da preparare, giunto da noi attraverso l’Austria e l’Alto Adige. E’ una bevanda per uomini veri, di quelli che “non devono chiedere mai”.

Il parampapoli è uno scioglilingua nel senso che sia a dirlo sia a berlo fa questo effetto. Tipico della zona trentina della Valsugana è una sorta di caffè alla valdostana: caffè, grappa, vino, zucchero, miele e aromi vari a piacere. Si mette tutto in una bottiglia, si shakera e poi si fa bollire il tutto in un pentolino. Alle prime bolle lo si accende e, ancora fiammeggiante, lo si serve flambè.

Se proprio non volete sentir parlare di alcolici, ecco una bevanda trendy da bere fredda, con tutti i gusti della montagna. Arriva Merano o giù di lì lo smoothie ricco di fibre ed energia. Prendete nota di tutte le erbe aromatiche che vi servono: ortica, tarassaco, piantaggine, edera terrestre, menta. Se ne conoscete altre fate pure, non vi faranno male. Aggiungete al frullato una banana, una mela, qualche foglia di lattuga. Si frulla, si aggiunge un po’ d’acqua (o latte) e si beve.

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