Sembra il racconto di un film, di quelli la cui trama intreccia azione, mistero e storia. Dove c’è pure un tesoro. Indiana Jones si sarebbe gettato volentieri a capofitto se non fosse altro che la storia, vera, è ambientata sul Monte Bianco, che non ha proprio il clima ideale per l’archeologo con cappello e frusta.
Uno scalatore della Savoia sul ghiacciaio di Bossons ha trovato una cassettina di latta, oggetto che non si trova abitualmente a migliaia di metri sul livello del mare. La scatola era insolita anche nella foggia, con scritte e decori non comuni. L’escursionista francese ha messo tutto in saccoccia, preparandosi per tornare a valle, magari arrovellandosi per tutto il tragitto di ritorno su cosa ci facesse una scatola del genere sul Monte Bianco.
Una volta a casa, l’alpinista ha aperto lo scrigno, trovando pietre preziose, smeraldi, zaffiri, rubini, custoditi in sacchetti sui quali era impressa la scritta “Made in India”. Il fastidio per aver trovato un “corpo estraneo” in un paesaggio vergine come quello ghiacciaio è sparito per lo stupore e forse anche la felicità di tanto bendiddio.
L’uomo ha portato tutto alla gendarmeria del paese raccontando la storia. Il gesto da cittadino modello, tra un anno, potrebbe essere ripagato profumatamente: se la polizia non dovesse riuscire a trovare i legittimi proprietari lo scopritore verrebbe in possesso automatico delle pietre che possono valere anche 246mila euro.
Qualche alpinista con i capelli bianchi ha subito associato quella scritta “Made in India” con un fatto avvenuto 60 anni fa, quando un aereo indiano si schiantò proprio sul Monte Bianco.
Dalla memoria e dai registri delle cronache è così affiorata la tragedia aerea che molto probabilmente è la ragione di quello strano ritrovamento ad alta quota.
Il volo Air India 245, un Lockheed L-049 Constellation chiamato emblematicamente “Malabar Princess”, sulla rotta Bombay-Londra, si schiantò contro il Rocher de la Tournette, il 3 novembre del 1954 a causa di un “white out”, l’improvvisa perdita di visibilità causata dalla neve, aggravata dalla perdita del contatto radar. Persero la vita 58 persone. Nella carlinga dell’aereo erano custodite stoffe, suppellettili animali (tra la neve vennero ritrovati anche i resti di alcune scimmie), e naturalmente i bagagli dei viaggiatori. Compresi, molto probabilmente, i gioielli che non arrivarono mai a destinazione.
Sarà comunque difficile, a distanza di anni, assegnare il forziere a qualche erede delle vittime. Se fosse un film sarebbe la sfida centrale della storia, ma purtroppo la realtà è ben diversa. Al fortunato alpinista non resta che aspettare.